La forza dell'associazionismo, la voce delle donne

La forza dell'associazionismo, la voce delle donne


Parlare della nostra società, delle sfide che i suoi cambiamenti ci impongono, con uno sguardo attento ai temi della democrazia, della coesione sociale e dei diritti.
E’ quello che abbiamo tentato di fare l’altro ieri a Jesi e ieri ad Ancona, nel corso di due incontri, in cui si e’ cercato di portare dentro la campagna elettorale temi sociali forti, in una prospettiva di rilancio delle politiche regionali.
Con la consapevolezza che, da parte delle Istituzioni, e’ necessario tutelare il mondo dell’associazionismo, presidio democratico valorizzato, ma anche responsabilizzare dalle recenti normative sul Terzo Settore.
Sussidiarietà, prossimità, partecipazione e coprogettazine i punti cardinali che dovranno orientare la rotta del futuro.
Così come e’ necessario intervenire per assicurare davvero pari opportunita’ e parita’ di genere tra donne e uomini, con scelte politiche adeguate. Soprattutto in un contesto regionale, come il nostro, in cui il governo del centrodestra ha marcato un forte arretramento.
Avendo la capacita’ di incidere anche negli ambiti culturali piu’ complessi, in un mondo di pluralita’ identitarie.
Accanto a interventi “di profondita’”, proposte e impegni concreti per poter incidere nel corso della prossima legislatura regionale.
Cio’, grazie alle riflessioni di Barbara Traversi, Virginia Reni, Leonardo Animali, David Uncini, Donatella Linguiti, Laura Pergolesi, Ivana Iachetti, Fiorella Zabatta.
Perche’, insieme a Caterina Di Bitonto, faro’ di tutto affinche’ il prossimo Consiglio regionale viva una vera svolta culturale.
Una svolta che ci consenta di guardare con fiducia al futuro della nostra Regione, che desideriamo giusta, inclusiva e coraggiosa.


Le radici e le ali, la forza dell'associazionismo

Le radici e le ali, la forza dell'associazionismo


La mia storia personale e politica affonda le radici nell’associazionismo culturale.
Pare ieri, ma sono passati oltre trent’anni da quando, insieme a un gruppo di ventenni, fondammo, con l’ARCI, l’associazione Fahrenheit 451. Recuperando una vecchia tipografia in centro ad Ancona, riuscimmo a trasformarla in uno spazio vivo, capace di ospitare una programmazione artistica non convenzionale.
Poi vennero altri progetti: il Lazzabaretto, presidio di resistenza culturale negli anni più bui della stagione berlusconiana; il Festival Klezmer per la pace tra i popoli, con l’ambizione di far dialogare culture diverse e infine Adriatico Mediterraneo, che ancora oggi resta un progetto culturale forte che disegna un orizzonte condiviso tra identita' differenti.
Posso dire di aver vissuto in prima persona la forza della cultura come strumento di dialogo, di pace, di costruzione di comunità. Quei progetti non erano soltanto eventi, ma esperienze collettive capaci di unire persone diverse attorno a valori condivisi.
Le associazioni, grandi o piccole che siano, rappresentano il cuore pulsante della società marchigiana. Sono luoghi di partecipazione, di mutualismo, di cura delle relazioni.
Le associazioni culturali alimentano identità e creatività.
Quelle sportive insegnano il gioco di squadra e la socialità.
Il volontariato sociale sostiene chi è più fragile. Le esperienze giovanili creano spazi di libertà e di futuro.
Le realtà ambientali e civiche custodiscono diritti e beni comuni.
Per troppo tempo il ruolo dell’associazionismo è stato dato per scontato, quando invece esso rappresenta una vera e propria infrastruttura sociale.
Le istituzioni devono: riconoscerne il valore, sostenerne la progettualità, garantire spazi, risorse e occasioni di crescita.
Jesi non è solo una città ricca di storia e cultura, ma anche un crocevia di energie civiche e associative che arricchiscono l’intera regione. Da qui può partire un messaggio forte: senza associazioni non c’è comunità, senza coesione sociale non c’è futuro condiviso.
Ne abbiamo parlato in un bellissimo incontro con Barbara Traversi, Virginia Reni, Leonardo Animali, con gli intermezzi musicali di David Uncini.
Venerdì 12 settembre, ore 18.30 teatro Il Piccolo Jesi .
E riprendo il titolo di un disco della Gang "Le radici e le ali", un vero manifesto di liberta' e resistenza, per definire il mondo dell'associazionismo.
Radici che custodiscono memoria e comunita' e ali che aprono strade nuove per un futuro piu' giusto e solidale.

 


Oltre gli eventi, la cultura come infrastruttura sociale

Oltre gli eventi, la cultura come infrastruttura sociale


Eravamo tanti, ieri pomeriggio, al Cinema Teatro Italia Ancona – Official, un luogo scelto non a caso perché è un simbolo: un presidio vivo in un quartiere che spesso viene etichettato come “degradato”.
La cultura è anche questo: una forza che rigenera spazi, ridà dignità e crea comunità.
La sala piena e i numerosi interventi ci hanno dimostrato che c’è un grande bisogno di parlare di cultura, non come di un lusso, ma come di un diritto e di una politica pubblica essenziale.
Negli ultimi anni la Regione ha approvato piani e bandi, ma senza una vera visione, dimenticando il suo vero compito: legiferare e programmare.
È mancata una regia capace di dare coerenza, stabilità e prospettiva al sistema culturale:
– troppi interventi episodici, senza continuità;
– aree interne penalizzate, mentre i grandi centri assorbono la maggior parte delle risorse;
– associazioni e giovani poco sostenuti; nonostante siano il cuore pulsante della creatività marchigiana;
– i lavoratori dello spettacolo che vivono condizioni di forte precarietà, senza garanzie e senza strumenti regionali adeguati;
– cultura e sociale restano su binari separati, quando invece dovrebbero camminare insieme.
Troppo spesso si confonde la cultura con l’intrattenimento: il grande evento ha una sua funzione, ma non può sostituire la costruzione di un sistema diffuso e quotidiano. Occorre poi uscire anche da un’idea distorta che lega cultura e turismo solo in chiave consumistica: la cultura non è una merce da consumare, ma un bene comune da vivere, condividere e trasmettere.
L’incontro, cui hanno partecipato tra gli altri Daniele Del Pozzo (assessore alla cultura di Bologna), Valerio Cuccaroni, Simona Lisi, Carlo Maria Pesaresi, Giovanni Seneca, direttore di AdriaticoMediterraneo Festival, Chiara Malerba, Ivana Iachetti, Emanuela Capomagi, Caterina Di Bitonto, ci ha consentito di mettere a fuoco un nuova strategia per il rilancio delle politiche culturali.
Queste le nostre proposte per una svolta:
  • un Piano pluriennale della cultura, con obiettivi chiari e monitorabili, costruito insieme a operatori, enti locali, università e associazioni;
  • un Distretto Culturale Evoluto davvero operativo, luogo stabile di co-progettazione e innovazione;
  • un Bando Unico più giusto, con sezioni dedicate a giovani, aree interne e progetti di rigenerazione sociale;
  • collegare cultura, welfare e mondo della scuola, perché un laboratorio teatrale, una biblioteca di comunità, un cinema riaperto sono anche strumenti di inclusione;
  • tutela dei lavoratori dello spettacolo, con un impegno regionale per diritti, formazione e continuità professionale;
  • rigenerazione urbana attraverso la cultura: recuperare spazi pubblici dismessi o sottoutilizzati (scuole, caserme, teatri minori, cinema) e trasformarli in luoghi vivi di creatività, aggregazione e cittadinanza.
E’ poi fondanentale superare la frammentazione: non una somma di eventi o passerelle, ma un sistema integrato di politiche culturali che diano stabilità e prospettiva. Per questo va rafforzato l’intero sistema culturale, dai musei alle biblioteche, fino alla programmazione delle stagioni teatrali e musicali.
Le dimensioni delle Marche consentono di costruire una rete integrata, capace di valorizzare ogni territorio.
Se vogliamo davvero costruire una Regione più giusta e attrattiva, dobbiamo avere il coraggio di mettere la cultura al centro di un progetto forte, duraturo e inclusivo.
Alle mie spalle, durante l’incontro la locandina di Via col vento. Impossibile non pensare alla frase finale del film “Domani e’ un altro giorno”. E’ il cambiamento che ci auguriamo, dopo le prossime elezioni regionali.


Appennino da difendere, comunità da ascoltare

Appennino da difendere, comunità da ascoltare


Ieri pomeriggio ho partecipato con convinzione all’iniziativa promossa dal Comitato che si impegna contro il progetto di realizzazione di un maxi-impianto eolico sul monte Miesola a Sassoferrato, che ringrazio per l’impegno e la determinazione.
Un progetto che prevede 12 pale alte 155 metri, destinate a stravolgere l’Appennino, il paesaggio e l’equilibrio ambientale, e che già ha sollevato un’ondata di mobilitazione con più di 3.500 firme raccolte.
Ho scelto di aderire alla loro battaglia perché la difesa dell’Appennino non è solo una questione ambientale, ma anche sociale e culturale: riguarda la vita delle comunità, la salvaguardia del paesaggio e la prospettiva di uno sviluppo sostenibile.
Non è la prima volta che mi trovo ad affrontare il tema del progetto di un maxi-impianto eolico in quest’area: un intervento calato dall’alto, con torri di dimensioni sproporzionate, che rischia di stravolgere il paesaggio, compromettere l’ecosistema e allontanare la possibilità di un turismo di qualità.
Le energie rinnovabili sono fondamentali, ma vanno collocate con buon senso e pianificazione, senza trasformare le montagne in zone industriali.
È fondamentale che le istituzioni tornino a mettersi in relazione con i comitati, che troppo spesso suppliscono al silenzio della politica, rappresentando i bisogni reali dei territori.
La tutela del nostro Appennino passa dall’ascolto, dalla partecipazione e da scelte coraggiose per fermare progetti invasivi e costruire invece uno sviluppo capace di valorizzare le risorse locali senza snaturarle.
Le energie rinnovabili sono una sfida cruciale, che sostengo con convinzione, ma non si possono calare dall’alto scelte di questa portata, trasformando un’area preziosa in una zona industriale. La transizione ecologica deve essere sostenibile e condivisa, rispettando i territori e chi li vive.
Difendere l’Appennino significa scegliere ascolto, partecipazione e sviluppo equilibrato, non progetti invasivi che rischiano di compromettere la nostra identità.


Adottiamo un astensionista, con un caffè politicamente corretto

Adottiamo un astensionista, con un caffè politicamente corretto


Una campagna dal titolo diretto ma anche leggero. Per invitare al confronto chi sta pensando di non andare alle urne alle prossime elezioni, in tre mattinate domenicali dal titolo “Adottiamo un astensionista”, quando prendere sotto braccio un amico, una parente, un collega, per bere un caffè assieme, ma corretto con una aggiunta di politica.

Gli appuntamenti che abbiamo organizzato ad Ancona, sono tre, nelle domeniche 7, 14 e 21 settembre, dalle ore 10.00 in centro, al Cafè Plaza (Corso Garibaldi 54): incontri informali, davanti a una tazzina, per ascoltare dubbi e raccogliere proposte, parlare di temi chiave per la Regione Marche – sanità, lavoro, ambiente, diritti sociali – ma soprattutto per cercare di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

La sfida più grande delle prossime elezioni non è solo tra schieramenti politici, ma è contro l’astensionismo. Sempre più cittadini scelgono di non votare, alimentando una frattura profonda tra società e rappresentanza politica. Non possiamo permetterci che metà dei cittadini rinunci a votare. L’astensionismo è la vera emergenza democratica”, E dunque, spiega ancora Nobili, “‘Adottare un astensionista’ significa mettersi in gioco, dialogare con chi ha perso fiducia, offrire nuove ragioni per riprendere a partecipare. La politica deve tornare ad essere uno spazio di comunità, non un’arena di slogan vuoti.

La campagna vuole essere un invito concreto a tutti. Ogni elettore può “adottare” una persona che pensa di non votare e portarla al confronto. È un modo per ricordare che la democrazia vive solo se ciascuno fa la propria parte.


Disabilità e diritti, una priorità nelle Marche

Disabilità e diritti: una priorità nelle Marche


Ad Ancona, in Piazza del Crocifisso, abbiamo vissuto un nuovo incontro partecipato e ricco di contenuti, grazie agli interventi appassionati, ma soprattutto competenti, di Marta Migliosi e Laura Trucchia.
Discutere di disabilità non significa parlare di un tema di settore, ma del grado di civiltà di una comunità.
Le Marche, purtroppo, scontano ancora troppe criticità, tra cui:
– servizi frammentati e disomogenei sul territorio;
– difficoltà quotidiane per le famiglie e i caregiver, spesso lasciati soli;
– accessibilità negata in troppi spazi pubblici e digitali;
– progetti di vita indipendente ancora fragili, insufficienti e poco strutturati.
In questo scenario è fondamentale valorizzare il ruolo della Consulta regionale per la disabilità, non come organo puramente consultivo, ma come luogo reale di confronto e di co-programmazione delle politiche pubbliche. Le persone con disabilità e le associazioni che le rappresentano devono essere protagoniste, non spettatrici, delle decisioni che le riguardano.
E’ necessario fare della disabilità una priorità politica e non una voce marginale.
Una Regione che mette al centro diritti, autonomia e inclusione non fa un favore a pochi, ma costruisce una società migliore per tutti, piu’ giusta e democratica.


Un Patto per l’allevamento sostenibile nella Marche, la mia proposta

Un Patto per l’allevamento sostenibile nella Marche, la mia proposta


Allevamenti intensivi, occorre un Patto per l’allevamento sostenibile nelle Marche, che metta al centro la salute dei cittadini, il benessere animale, la tutela dell’ambiente e la valorizzazione dei produttori virtuosi”.

L’idea nasce dopo l’incontro che si è tenuto il 2 settembre a Jesi al Circolo Cittadino, con la giornalista Rai Giulia Innocenti, il Comitato Vallesina e gli altri candidati e portavoce di Avs.

Insieme, abbiamo vissuto un momento di confronto vero e sentito: tantissime persone hanno riempito la sala, segno che il tema degli allevamenti intensivi tocca davvero la coscienza collettiva e il futuro del nostro territorio. La Regione può fare molto. L’impegno condiviso può diventare il modello di una Regione capace di unire tradizione agricola e innovazione responsabile. La partecipazione di ieri è la prova che esiste una comunità viva, consapevole e pronta a costruire insieme un’alternativa al modello intensivo che consuma territorio, acqua e aria. È anche da qui che parte il cambiamento.

Il Patto per l’allevamento sostenibile lanciato da Nobili si articola in cinque punti concreti:

  • Tutela della salute pubblica – monitoraggio costante della qualità dell’aria e delle acque nelle aree a maggiore densità di allevamenti e applicazione rigorosa del principio di precauzione.
  • Benessere animale – incentivare modelli di allevamento estensivo e semi-estensivo, riducendo le pratiche che provocano sofferenza e promuovendo sistemi certificati di benessere.
  • Sostenibilità ambientale – limitare l’espansione degli allevamenti intensivi, ridurre le emissioni di gas climalteranti e valorizzare il riuso delle deiezioni zootecniche in ottica di economia circolare.
  • Sostegno agli allevatori virtuosi – premiare con fondi regionali e accesso prioritario ai bandi europei coloro che scelgono la strada della qualità, della riduzione degli antibiotici e della tracciabilità trasparente.
  • Partecipazione e trasparenza – istituire un tavolo regionale permanente con cittadini, comitati, associazioni di categoria e mondo scientifico per definire regole condivise e monitorare i risultati.

Questo Patto vuole essere un impegno politico ma anche civile: una visione collettiva per le Marche del futuro, dove agricoltura e allevamento restano un pilastro identitario ma in un equilibrio nuovo, rispettoso dell’ambiente e delle persone.

 


Difendiamo il Laboratorio Fabbri, spazio giovanile a servizio di una comunità viva

Difendiamo il Laboratorio Fabbri, spazio giovanile a servizio di una comunità viva.


A Fabriano, ho incontrato le ragazze e i ragazzi del Laboratorio sociale Fabbri, uno spazio di aggregazione giovanile a rischio sfratto. Parlando con loro mi è stato ancora più chiaro quanto sia fondamentale, oggi, difendere e valorizzare gli spazi giovanili e autogestiti.  Non sono soltanto luoghi fisici, ma esperienze collettive di cittadinanza, dove si intrecciano relazioni, solidarietà, cultura, impegno civile”, interviene il candidato consigliere regionale Avs Andrea Nobili, in merito alla

Ho cercato l’incontro con loro perché il Comune fabrianese ha deciso di non rinnovare il comodato d’uso per i locali di Spiazzi San Nicolò, sede del centro sociale e culturale attivo dal 2013.

In una società che spesso riduce i giovani a numeri, target di politiche passive o peggio ancora a un problema da contenere, questi spazi ribaltano la prospettiva: mostrano che le nuove generazioni hanno voglia di costruire, di partecipare, di immaginare un futuro diverso. E che per farlo non chiedono assistenza, ma luoghi liberi in cui organizzarsi, esprimersi, crescere insieme. Gli spazi sociali e autogestiti sono presìdi di democrazia e inclusione sociale.  Perché producono cultura dal basso, accessibile e partecipata e, soprattutto, perché offrono alternative concrete al disagio giovanile e alla marginalità. Se guardiamo al quadro regionale, ci rendiamo conto che in questi anni le Marche hanno perso molte occasioni per investire nei giovani. Troppi spazi abbandonati, troppi progetti lasciati a metà, troppe risorse usate senza una visione

Eppure, conclude  il candidato Avs Nobili, “Mai come oggi ci sarebbe bisogno di una strategia capace di mettere al centro i giovani non come destinatari passivi di servizi, ma come protagonisti attivi di processi sociali e culturali. Difendere il Fabbri e gli spazi giovanili significa difendere la possibilità stessa di costruire comunità più giuste, inclusive e solidali”.


Chi difende l'università pubblica nelle Marche?

Chi difende l'università  pubblica  nelle Marche?


La Link Campus University sta per aprire i battenti nella nostra regione, con il beneplacito dell’attuale amministrazione. Una vicenda emblematica del modello che la destra di Acquaroli vuole imporre: meno investimenti nel pubblico, più spazio ai privati.

Con delibera dei giorni scorsi dell’Agenzia nazionale ANVUR, sono stati accreditati i corsi a Fano (Medicina e Chirurgia, a Palazzo Marcolini) e Macerata (Odontoiatria, a Villa Cola). Le lezioni dovrebbero iniziare a breve.

Formalmente, Ascoli è ancora in sospeso, ma nei fatti il progetto è già avviato: è notizia di ieri dei protocolli siglati con l’Azienda sanitaria locale e con la clinica privata Villa Anna di San Benedetto per le esercitazioni degli studenti, e uno studentato privato – Anima Picena – in costruzione, finanziato dall’imprenditoria locale, con conclusione lavori prevista nel 2026.

Siamo dunque davanti a un disegno chiaro: non solo l’arrivo di un’università privata, ma la creazione di una filiera integrata privata che va dalla formazione ai servizi per gli studenti, fino alla rete sanitaria dove svolgere le attività pratiche.

E tutto questo avviene mentre il Governo Meloni taglia i fondi ordinari alle università pubbliche, dopo che i rettori dei quattro atenei pubblici della regione (Politecnica, Macerata, Urbino e Camerino) hanno lanciato un allarme senza precedenti:

“Il sostegno a soggetti privati, privi di radicamento territoriale e di controllo pubblico, rischia di compromettere l’equilibrio e la sostenibilità di un sistema già sottofinanziato.”

In altre parole: invece di rafforzare l’università pubblica, la Regione apre corsie preferenziali a un soggetto privato, al centro di molte contestazioni e anche di vicende giudiziarie. E” passata praticamente sotto silenzio la notizia delle pesanti condanne inflitte dal Tribunale penale di Firenze ai vertici dell’ateneo privato Link Campus, per il sistema fraudolento: esami falsi e lauree molto facili.

E qui il punto politico è inevitabile: siamo di fronte a una scelta che non nasce dall’esigenza reale di formare più medici – esigenza sacrosanta, che condividiamo – ma da un’operazione che profuma di debito politico e conflitto di interessi.

 

Per questo chi si candida a governare la Regione deve essere chiaro:

  • noi vogliamo le università pubbliche, non indebolirle;
  • noi vogliamo che la sanità resti pubblica, accessibile e di qualità, non subappaltata a cliniche convenzionate;
  • noi vogliamo che il diritto allo studio sia garantito con borse di studio, studentati pubblici, investimenti veri, non con residenze private gestite da chi fa affari sulla pelle degli studenti.

 

Ci domandiamo anche da che parte sta l’assessore all’università del Comune di Ancona, molto impegnato nella promozione pop della sua candidatura alle prossime elezioni regionali (con il rischio di una dubbia sovrapposizione di profili): difendere l’Universita’ Politecnica delle Marche e il ruolo pubblico della formazione, o restare in silenzio davanti a questa operazione di potere?

Le Marche hanno bisogno di una politica che creda nel pubblico e che metta al centro i giovani, la ricerca e il futuro del territorio. Non di una giunta che svende formazione e sanità a soggetti privati che perseguono finalita’ di profitto.


“A Gaza per i valori della nostra umanità”, piazza gremita per l’iniziativa solidale con Global Sumud Flotilla

“A Gaza per i valori della nostra umanità”, piazza gremita per l’iniziativa solidale con Global Sumud Flotilla


Una platea gremita, una partecipazione intensa hanno accompagnato l’appuntamento per il popolo gazawi e per la Palestina, “Gaza Arriviamo”, che ha portato centinaia di persone agli Archi, in piazza del Crocifisso, in un atto di solidarietà verso la tragedia in corso. L’iniziativa è stata promossa assieme al laboratorio politico il Punto e come ho ribasito nell’introdurre l’incontro, il dramma indescrivibile di Gaza ci coinvolga direttamente come esseri umani: a chi dice che Gaza non sia un tema che ci appartiene, da politica regionale, rispondo che chi non si cura di Gaza, non si cura dell’umanità. Pensare a Gaza significa difendere quei valori su cui si costruisce la nostra società, il nostro convivere pacifico, nei nostri territori.
La città di Ancona è sempre stata un porto di soccorso, negli anni delle guerre balcaniche e di accoglienza, come avviene ora per i migranti salvati in mare. “Ancona ha un’anima solidale, la partecipazione a questo appuntamento ne è la dimostrazione.

Centro dell’iniziativa, è stata la presentazione della missione Global Sumud Flotilla, l’azione di soccorso dal mare per la Striscia di Gaza d’una grande flottiglia solidale, da quaranta quattro paesi del mondo, per contestare l’embargo a Gaza  ma anche e soprattutto “per rompere il muro d’indifferenza, reagire contro il senso d’impotenza che attanaglia persone di ogni età e provenienza, su quanto di disumano sta avvenendo in Palestina”, hanno ricordato Maria Elena Delia, referente Italia Global Movement to Gaza, in collegamento video e l’anconetana Silvia Severini referente Marche Global Movement to Gaza, presente in piazza, che il 4 settembre salperà dalla Sicilia con la delegazione italiana della missione, dopo aver preso parte alla “Global March To Gaza” di Marzo. Nell’incontro, l’operatore umanitario Andrea Bellardinelli ha ricordato quanto sia inumano attaccare gli ospedali, “luoghi di ospitalità e pace per antonomasia”, mentre ciò continua a ripetersi dall’inizio dell’assedio e in questi giorni. L’architetto Ammar Hamadneh, attivista palestinese che da una ventina di anni vive in Italia e che è ancora intensamente collegato alle persone della sua terra, in un lungo intervento ha meditato sulla tragedia in atto, sui bambini uccisi, ricordando anche quanto sta avvenendo in Cisgiordania, “dove l’esercito israeliano continua a sparare su gente dei villaggi, persone pacifiche che si oppongono con la nonviolenza, svelando una strategia che ormai non può reggersi su nessun alibi”.


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