Liberare subito gli attivisti della flottilla
Liberare subito gli attivisti della flottilla

Modifiche alla legge regionale sui rifiuti: bocciati emendamenti chiave per garantire equilibrio, controlli e risorse ai Comuni
Modifiche alla legge regionale sui rifiuti: bocciati emendamenti chiave per garantire equilibrio, controlli e risorse ai Comuni

Non si possono trasferire funzioni delicate senza garantire competenze, strumenti, organizzazione e responsabilità chiare in materia ambientale. Eppure è quello che è avvenuto oggi, con il respingimento da parte della maggioranza di alcuni emendamenti chiave che ho presentato in aula.
Gli emendamenti insistevano su tre punti cruciali: la verifica preventiva della capacità dei Comuni, la definizione di criteri regionali uniformi e il monitoraggio periodico dell’attuazione della legge. Si tratta di proposte che non nascono da un’opposizione pregiudiziale, ma dalla forte contrarietà a trasferire competenze ai Comuni senza le garanzie necessarie.
In aula è stato accolto il primo emendamento all’articolo 1, mentre è stato respinto il secondo, relativo allo stesso articolo. Sono state respinte anche entrambe le richieste di modifica all’articolo 2. È stato invece accolto l’emendamento all’articolo 3, sul monitoraggio della legge.
Nel complesso, le modifiche approvate dalla maggioranza mi lasciano fortemente interdetto, perché intervengono su una materia estremamente delicata dal punto di vista ambientale.
Gli emendamenti che ho proposto andavano in una direzione precisa: garantire uniformità nei criteri di controllo, rispetto delle normative regionali e una regia pubblica adeguata. Serve un punto di equilibrio tra l’autonomia dei Comuni e la capacità della Regione di assicurare indirizzo, coordinamento e tutela degli equilibri finanziari degli enti locali.
Il respingimento di emendamenti così importanti mi porta quindi a esprimere una valutazione contraria sull’impianto complessivo delle modifiche approvate.
Europa verde: dopo il congresso comunale e provinciale di Ancona parte una nuova fase di radicamento e costruzione politica. Eletti i nuovi portavoce
Europa verde: dopo il congresso comunale e provinciale di Ancona parte una nuova fase di radicamento e costruzione politica. Eletti i nuovi portavoce

Si sono svolte ieri ad Ancona, al circolo ARCI Cacciatori le assemblee congressuali comunali e provinciali di Europa Verde, appuntamenti che hanno rappresentato non soltanto un momento organizzativo, ma soprattutto un’occasione di confronto politico reale sul futuro del territorio, del centrosinistra e del progetto di Alleanza Verdi e Sinistra.
Dalle assemblee è emersa con chiarezza la necessità di aprire una nuova fase politica, fondata su maggiore radicamento territoriale, capacità di ascolto, presenza continua nei comuni e nei quartieri, dialogo stabile con associazioni, comitati, realtà sociali e mondo del volontariato.
Eletti i nuovi portavoce comunali di Ancona, Gaia Bianchini e Adriano Cardogna, e quelli provinciali (Giulia Stronati (Jesi) e Andrea Nobili (Ancona), e composti i nuovi esecutivi comunali e provinciali
Europa Verde ribadisce la volontà di rafforzare il percorso di AVS come progetto politico stabile, plurale e riconoscibile, capace di tenere insieme giustizia sociale, conversione ecologica, diritti, pace e difesa dei beni comuni. Una scelta che nelle Marche assume un valore ancora più importante dopo le ultime competizioni elettorali e in vista delle prossime sfide amministrative.
Le assemblee hanno sottolineato la necessità di superare improvvisazioni e frammentazioni, investendo invece in una vera riorganizzazione politica e territoriale. Serve una presenza più strutturata nelle città e nelle aree interne, una classe dirigente diffusa, capace di stare dentro i conflitti sociali e ambientali senza limitarsi alle sole dinamiche istituzionali.
Particolare attenzione è stata dedicata ai temi della sanità pubblica, della crisi climatica, della tutela del paesaggio, del diritto alla casa, del lavoro povero, delle politiche giovanili e della difesa dei servizi nei territori più fragili delle Marche. È emersa inoltre la volontà di rafforzare il rapporto con i comitati civici e le esperienze di cittadinanza attiva, riconoscendo il valore di una politica che nasce dal basso e che spesso anticipa questioni che le istituzioni arrivano a vedere solo in ritardo.
Nel corso del confronto è stata ribadita anche la necessità di costruire un centrosinistra più credibile, coerente e vicino alle persone, capace di offrire un’alternativa reale alle destre che governano la Regione Marche con un modello sempre più centralizzato, propagandistico e distante dai problemi concreti dei cittadini.
Europa Verde e AVS intendono quindi farsi trovare pronte ai prossimi appuntamenti amministrativi, contribuendo alla costruzione di coalizioni ampie ma fondate su contenuti chiari: difesa della sanità pubblica, conversione ecologica dell’economia, tutela del territorio, diritti sociali, trasparenza amministrativa e lotta alle disuguaglianze.
Le assemblee hanno infine confermato la volontà di costruire una comunità politica aperta, inclusiva e radicata, capace di parlare soprattutto alle nuove generazioni e a quel mondo civico, ambientalista e progressista che oggi chiede una politica più seria, più coerente e meno autoreferenziale.
“Non basta inseguire il consenso del momento — è stato sottolineato da consigliere regionale Andrea Nobili neo portavoce provinciale —. Occorre ricostruire legami sociali, presenza nei territori e una visione politica capace di tenere insieme ambiente, diritti e giustizia sociale. È da qui che può ripartire anche una nuova credibilità del centrosinistra nelle Marche.”
Fonte: Comunicato stampa
Plasma gettato tra i rifiuti: bocciare la Commissione d’inchiesta è una scelta incomprensibile
Plasma gettato tra i rifiuti: bocciare la Commissione d’inchiesta è una scelta incomprensibile

Oggi in Consiglio regionale sono intervenuto a sostegno della proposta di istituire una Commissione d’inchiesta sulla grave vicenda del plasma gettato tra i rifiuti.
Era una proposta di chiarezza, trasparenza e responsabilità istituzionale su una questione che riguarda un bene pubblico prezioso, fondato sulla generosità dei donatori e sulla fiducia dei cittadini nel sistema sanitario regionale.
La maggioranza di centrodestra ha però deciso di bocciarla. È una scelta che considero grave e incomprensibile.
In questi mesi la stessa Regione ha istituito una commissione tecnica interna, ha trasmesso gli atti alla Procura, alla Corte dei Conti, ai Nas e al Ministero della Salute, ed è stata costretta ad ammettere criticità organizzative nel sistema, annunciando modifiche strutturali dell’Officina del sangue.
Di fronte a tutto questo, sostenere che il Consiglio regionale non debba approfondire autonomamente la vicenda è francamente incomprensibile.
Il Consiglio regionale non può rinunciare alla propria funzione di indirizzo e controllo e limitarsi a prendere atto di verifiche interne alla Giunta, soprattutto quando sono già emerse criticità tali da imporre una riorganizzazione del sistema.
Una Commissione consiliare non sarebbe stata un tribunale politico, ma uno strumento istituzionale per capire cosa non ha funzionato e quali interventi siano necessari per evitare che simili episodi possano ripetersi.
Ho dichiarato il mio voto non solo come capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra, ma anche come rappresentante dei cittadini. Bocciare questa proposta significa indebolire il Consiglio regionale, rinunciare a una prerogativa politica fondamentale e trasmettere ai marchigiani l’immagine di un’istituzione che non ha la forza di interrogarsi fino in fondo su ciò che non ha funzionato.
Il controllo democratico non è un fastidio, ma una garanzia. Le istituzioni si rafforzano con la trasparenza, non evitando le verifiche.
Perché, come scriveva Norberto Bobbio, la democrazia è il governo del potere pubblico in pubblico.
Oggi, purtroppo, la maggioranza ha scelto la strada opposta.
Electrolux, serve subito un tavolo per scongiurare la chiusura di Cerreto d’Esi
Electrolux, serve subito un tavolo per scongiurare la chiusura di Cerreto d’Esi

La possibile chiusura dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi sarebbe l’ennesima, pesante ferita per un territorio già segnato da troppe crisi occupazionali.
Parliamo del futuro di 170 lavoratori, delle loro famiglie e di un intero indotto. Per questo considero doveroso che il governo regionale manifesti subito la massima attenzione e una presenza concreta, convocando con urgenza un tavolo con i vertici aziendali, le organizzazioni sindacali, gli enti locali e il Governo nazionale.
Non basta esprimere preoccupazione. Occorre valutare con la massima rapidità, trasparenza e serietà ogni alternativa alla dismissione, con il pieno coinvolgimento del Ministero competente.
Come capogruppo regionale di Alleanza Verdi Sinistra chiedo che nessuno perda tempo. Ogni giorno di ritardo rende più difficile difendere il lavoro, le competenze e il futuro di questo territorio.
Cerreto d’Esi e l’entroterra marchigiano non possono essere lasciati soli davanti a una crisi di questa portata. La Regione deve fare la sua parte, da subito.
A Lido Tre Archi c’è richiesta d’ascolto e di contrasto alla povertà educativa
A Lido Tre Archi c’è richiesta d’ascolto e di contrasto alla povertà educativa

Capire il più da vicino possibile le periferie delle Marche, per conoscerne meglio i problemi e decostruire gli stereotipi. Con questo spirito ho iniziato un percorso conoscitivo nei quartieri più fragili della nostra regione. La prima tappa si è svolta a Lido Tre Archi, quartiere di Fermo, e fa seguito anche alle visite negli istituti penitenziari marchigiani che ho effettuato negli scorsi mesi.
La prima preoccupazione che abbiamo raccolto dagli operatori che ogni giorno vivono il quartiere è l’abbandono scolastico, molto diffuso tra i minorenni. Su questo fronte è preziosissimo il lavoro delle cooperative e delle realtà sociali che organizzano doposcuola e attività rivolte ai giovani, offrendo stimoli, relazioni e punti di riferimento. Così come sono fondamentali i progetti di ascolto rivolti alle famiglie e alle persone adulte.
Lido Tre Archi, negli anni, è diventato un simbolo di problemi sociali, degrado urbano, povertà educativa e tensioni legate all’integrazione. Ma sarebbe un errore enorme fermarsi agli stereotipi.
Dietro le semplificazioni ci sono famiglie, bambini, operatori sociali, realtà del Terzo settore che ogni giorno tengono insieme pezzi di comunità che altrimenti rischierebbero di rompersi definitivamente. Realtà che spesso lavorano nel silenzio, con risorse non sempre sufficienti, ma con competenza e tenacia.
Chi pensa che bastino pattuglie e telecamere per risolvere problemi che si trascinano da anni, semplicemente non vuole vedere la complessità delle periferie contemporanee.
A Lido Tre Archi la prima farmacia è lontana, non c’è un bar, non ci sono mezzi pubblici adeguati che colleghino il quartiere al centro di Fermo, più in collina. Il panorama sociale è quello di un ghetto circoscritto. Basta spostarsi poco più in là, e la riviera torna ad assumere contorni più curati e inclusivi.
Sono tanti i lavoratori precari e intermittenti che vivono qui: persone impiegate come braccianti nelle zone limitrofe, nell’edilizia, nei lavori stagionali o come caregiver. Una parte di Marche che spesso resta invisibile, ma che tiene in piedi pezzi importanti della nostra economia e della nostra vita quotidiana.
Le periferie non si recuperano solo con il controllo delle Forze dell’ordine, ma con scuola, lavoro, servizi sociali, spazi pubblici, politiche abitative, cultura, sport, mediazione e presenza costante delle istituzioni.
E anche tornando ad ascoltare. Perché troppo spesso le periferie vengono raccontate da chi non le attraversa mai.
Il percorso iniziato a Lido Tre Archi nasce esattamente per questo: conoscere meglio le realtà periferiche delle Marche, guardarle senza filtri, capire cosa funziona e cosa manca, raccogliere esperienze, criticità e proposte.
Caccia, dal Governo uno strappo gravissimo. Ignorati i richiami della Commissione europea sulla tutela della biodiversità
Caccia, dal Governo uno strappo gravissimo. Ignorati i richiami della Commissione europea sulla tutela della biodiversità

Quello che sta emergendo a livello nazionale sulla riforma della caccia è di una gravità assoluta. Se il Governo era davvero a conoscenza, già da mesi, dei rilievi della Commissione europea sul ddl 1552 e ha scelto di andare avanti lo stesso, siamo davanti a uno strappo istituzionale e politico pesantissimo.
Non si può giocare sulla pelle della fauna selvatica, della biodiversità e degli ecosistemi per inseguire le pressioni del mondo venatorio più oltranzista.
La notizia diffusa da Lav insieme a Enpa, Lac, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia sulla lettera della Commissione europea apre un punto politico enorme. Già da dicembre 2025, infatti, Bruxelles avrebbe bocciato parti rilevanti e centrali del disegno di legge nazionale di modifica della legge 157/1992, in particolare su caccia fuori stagione, indebolimento del ruolo scientifico di Ispra, uso di dispositivi optoelettronici e liberalizzazione dei richiami vivi.
Una comunicazione che, a quanto si apprende, sarebbe stata trasmessa al Governo italiano il 18 dicembre 2025, ma poi non resa pubblica, mentre l’iter parlamentare proseguiva al Senato.
Quanto sta accadendo richiama direttamente anche quello che è avvenuto nelle Marche. Come gruppo Avs avevamo presentato una nostra proposta di legge sulla caccia, costruita attorno a un principio semplice: più sicurezza, più rispetto per i territori, più tutela della fauna e maggiore equilibrio tra attività venatoria, agricoltura, ambiente e cittadini.
Quella proposta, però, è stata di fatto cancellata dal confronto politico, abbinata alla proposta della Giunta e mai realmente discussa in aula. È stato impedito un dibattito trasparente su un tema che riguarda non solo i cacciatori, ma l’intera comunità marchigiana.
Quanto sta accadendo a Roma conferma che avevamo ragione a chiedere una discussione seria. Il punto non è alimentare contrapposizioni ideologiche, ma confrontarsi con responsabilità sulla tutela degli habitat, sulla sicurezza delle persone, sul ruolo della scienza e sul rispetto delle regole europee.
Il Governo si fermi, renda pubblici tutti gli atti e chiarisca immediatamente in Parlamento il contenuto della lettera europea.
Anche nelle Marche la Regione deve rimettere al centro biodiversità, prevenzione, convivenza con la fauna selvatica e rispetto delle direttive europee. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, quindi di tutti i cittadini, ed è parte essenziale dell’equilibrio ambientale.
La biodiversità è un bene comune, oggi tutelato anche dalla Costituzione. Non possiamo permettere che garanzie costruite in decenni di legislazione ambientale vengano smontate per inseguire gli interessi di una parte.
La nuova legge votata dalla maggioranza è un favore agli interessi privati e non tutela il territorio
La nuova legge votata dalla maggioranza è un favore agli interessi privati e non tutela il territorio

Non abbiamo potuto discutere in aula la nostra proposta di legge sulla caccia, che avrebbe chiesto maggiore sicurezza, rispetto per il territorio e un approccio equilibrato. Invece, la nostra Pdl si è rivelata fantasma. In base a un’interpretazione a mio avviso troppo rigida del regolamento, è stata abbinata alla proposta di legge della Giunta ed è così evaporata dalla discussione, sebbene i due impianti normativi fossero molto diversi: impostata sul principio del rispetto della fauna e di chi vive nelle campagne quella del gruppo Avs, tutta incentrata sugli interessi delle aziende faunistico-venatorie quella della maggioranza. Chiederemo spiegazioni all’Ufficio di presidenza sulla decisione formale assunta oggi.
Noi, come gruppo Avs, avevamo presentato un’iniziativa legislativa molto diversa. Il nostro testo puntava a mettere limiti più stringenti all’attività venatoria quando entra in conflitto con la sicurezza delle persone, la tutela degli animali, l’agricoltura, il turismo lento e la fruizione del territorio. Era un intervento di contenimento, protezione e aggiornamento culturale.
Il provvedimento della Giunta va invece in tutt’altra direzione: trasforma pezzi di territorio in attività d’impresa legate alla caccia e non ha alcun fine di tutela ambientale. Apre alla costituzione di aziende faunistico-venatorie in forma di impresa. Non vediamo una vera protezione del territorio, ma un rafforzamento di interessi privati legati al mondo venatorio.
Per questo governo regionale, quindi, non è urgente aumentare le distanze dalle case. Non è urgente tutelare chi percorre un sentiero o vietare i richiami vivi. Non è urgente difendere chi vive e lavora nelle campagne. Il testo Avs prevedeva infatti meno terreni inseriti senza consenso nelle aziende venatorie, distanze più ampie da luoghi sensibili, abitazioni, cammini e ciclovie, e il divieto di utilizzo degli uccelli vivi come richiami.
La nostra iniziativa voleva anche rappresentare una risposta regionale alle deregolamentazioni contenute nel ddl caccia in discussione al Senato. Mentre a livello nazionale si prova ad allargare gli spazi dell’attività venatoria, noi chiedevamo alla Regione Marche di fare una scelta diversa: più sicurezza, più tutela animale e più rispetto per il territorio. La maggioranza ha scelto un’altra strada, quella più vicina agli interessi delle lobby venatorie.
L’opposizione in Consiglio regionale chiede l’Area Marina Protetta del Conero: “La Giunta ne sostenga subito l’istituzione. Scelta strategica per il nostro ecosistema”
L’opposizione in Consiglio regionale chiede l’Area Marina Protetta del Conero: “La Giunta ne sostenga subito l’istituzione. Scelta strategica per il nostro ecosistema”

Una presa di posizione formale della Regione Marche a sostegno dell’istituzione dell’Area Marina Protetta “Costa del Monte Conero”. Lo chiedono i consiglieri di minoranza con una mozione che impegna la Giunta ad attivarsi per rafforzare il sistema marchigiano delle aree protette.
Promotore dell’iniziativa è il consigliere regionale Andrea Nobili, capogruppo di Avs. Il documento è sottoscritto inoltre da Michele Caporossi per Progetto Marche Vive, da Marta Ruggeri per il Movimento 5 Stelle, da Massimo Seri per la Lista civica Matteo Ricci e dai consiglieri del Partito democratico Leonardo Catena, Fabrizio Cesetti, Maurizio Mangialardi, Antonio Mastrovincenzo, Enrico Piergallini e Micaela Vitri.
“L’istituzione dell’Amp sarebbe un passaggio prezioso per governare meglio il sistema terra-mare delle nostre coste: meno pressione disordinata, più tutela, più qualità ambientale, più valore anche per un turismo che voglia essere davvero sostenibile e durevole nel tempo”, osserva Nobili. In particolare, ricordano i consiglieri firmatari, l’Area Marina Protetta consentirebbe una zonazione differenziata del tratto marino, la regolazione di pesca, nautica, ancoraggio e immersioni, il rafforzamento del monitoraggio e della ricerca scientifica, l’accesso a finanziamenti nazionali ed europei e la qualificazione dell’offerta turistica in chiave sostenibile.
“L’istituzione dell’Amp della Costa del Monte Conero è un obiettivo già previsto dall’ordinamento statale, nella legge quadro sulle aree protette, ma mai definitivamente attuato. Alla Regione spettano, a questo riguardo, funzioni di programmazione e indirizzo in materia. – ricordano i firmatari della mozione – In più, l’istituzione dell’Amp Costa del Monte Conero assume un rilievo strategico in un contesto dove, entro il 2030 le aree protette dovranno estendersi al 30%, come indicato da Ispra, mentre la copertura regionale attuale è ferma al 9,6%”. Non solo: come sottolineano i consiglieri di minoranza, la sua istituzione “si integrerebbe in modo funzionale con il futuro Parco nazionale del Conero, così da creare una connessione terra-mare avanzata nella difesa e nella valorizzazione degli ecosistemi”.
Nel merito, la mozione impegna la Giunta non solo a esprimere formalmente il proprio sostegno all’istituzione dell’Amp, ma anche ad assumere entro 60 giorni una formale iniziativa presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, a promuovere un tavolo tecnico-istituzionale con tutti i soggetti coinvolti, a coordinare il percorso con quello del Parco nazionale del Conero, a integrare queste azioni nell’attuazione del Programma quinquennale regionale e a riferire entro 90 giorni alla Commissione assembleare competente sullo stato delle iniziative assunte.
Fonte: Comunicato stampa Andrea Nobili
Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”
Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”

“È una sovrapposizione di ruoli che crea un evidente cortocircuito. Ci auguriamo che la nostra segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione sia di stimolo per la Giunta, affinché esca dallo stallo e ripristini un funzionamento lineare di Fondazione Marche Cultura”. Con queste parole i consiglieri regionali Andrea Nobili (Avs) e Maurizio Mangialardi (Pd) rimarcano la loro critica all’anomalia che, da settembre, si è determinata al vertice dell’ente.
Una situazione sulla quale i due consiglieri hanno chiesto chiarimenti alla Giunta regionale con un’interrogazione presentata nella scorsa seduta del Consiglio, e per la quale hanno ora depositato, come preannunciato, una segnalazione all’Anac.
“La risposta che la sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale, Silvia Luconi, ha fornito mostra evidente imbarazzo. La Regione svolge un ruolo di controllo su Fondazione Marche Cultura e, quindi, auspichiamo che la situazione venga sanata al più presto. Il timore è che situazioni dichiarate ‘temporanee’, come questa, finiscano poi per protrarsi nel tempo, come troppo spesso avviene. Ecco dunque la necessità di richiamare la massima attenzione anche da parte dell’Anac”, ha spiegato il consigliere Andrea Nobili.
Come ha chiarito Maurizio Mangialardi, “Il presidente è allo stesso tempo direttore ed è anche responsabile anticorruzione dell’organismo, trovandosi quindi a essere insieme controllore e controllato. Fondazione Marche Cultura gestisce milioni di euro di fondi e il tema dei bandi, delle assegnazioni e degli affidamenti è, come noto, particolarmente delicato sotto il profilo del rispetto delle norme sulla trasparenza e sull’anticorruzione”.
A partire dalla criticità contestata, i due consiglieri regionali di minoranza riflettono da ampio raggio sulla necessità di aggiornare il funzionamento dell’ente marchigiano preposto alle politiche culturali, a partire da quelle finalizzate alla promozione del cinema.
“Su questo punto, il gruppo Avs ha già depositato un’interrogazione con cui chiediamo conto alla Giunta dei criteri d’assegnazione dei bandi, dopo aver constatato come, nelle scorse annualità, alcuni soggetti abbiano beneficiato più volte degli stessi fondi, nonostante risultati pressoché inconsistenti sul piano della distribuzione delle opere cinematografiche prodotte. È arrivato il momento di guardare a fondo nei meccanismi con cui vengono assegnati questi finanziamenti, così da non disperderne il rilevante valore”, ha spiegato Andrea Nobili.
Maurizio Mangialardi ha aggiunto: “La Marche Film Commission ha fatto la sua parte e ha lavorato bene, portando produzioni nelle Marche, ma è necessario fare molto di più. Altrimenti si rischia un effetto bolla. Per questo mi propongo di avviare una consultazione e una campagna di ascolto con gli operatori del settore, per lavorare insieme alla redazione di una nuova legge regionale sul cinema. L’attuale normativa, la legge regionale n. 7 del 2009, è ormai vetusta e risale a quasi vent’anni fa”
Pubblichiamo il comunicato stampa inviato dopo la conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo Leopardi, Ancona, il 21 aprile a margine del Consiglio regionale
