Crolli della falesia di San Michele–Sassi Neri. Serve un piano di intervento immediato
Crolli della falesia di San Michele–Sassi Neri. Serve un piano di intervento immediato

Ho depositato un’interrogazione a risposta orale per chiedere alla Giunta regionale a che punto siano i progetti di difesa della costa dopo i nuovi cedimenti e crolli della falesia di San Michele e Sassi Neri.
Parliamo di un tratto di costa estremamente delicato, che rappresenta un patrimonio ambientale e paesaggistico di valore enorme per tutta la regione, ma che oggi pone anche un tema concreto di sicurezza. La situazione della falesia, infatti, desta preoccupazione anche per le abitazioni del centro storico di Sirolo: le prime case si trovano ormai a meno di 200 metri, dopo che negli ultimi vent’anni la scarpata è arretrata di 21 metri, anche a causa della progressiva riduzione dell’arenile.
Per questo ho chiesto chiarimenti precisi sui tempi di redazione e di realizzazione del piano di intervento. Ho inoltre chiesto agli assessori competenti se sia già attivo un sistema di monitoraggio continuo di quel tratto di costa, con quali strumenti venga effettuato e quali ulteriori azioni la Regione intenda mettere in campo per garantire tutela e sicurezza.
Il Comune di Sirolo ha formalmente chiesto lo stato di emergenza e ha sollecitato uno stanziamento immediato di 142.735 euro per la realizzazione dei lavori e per la redazione del relativo Progetto di fattibilità tecnico-economica. È quindi necessario capire quali risposte concrete la Regione intenda dare, e in quali tempi.
Su questo non bastano prese d’atto generiche. Serve una risposta puntuale, pubblica e verificabile sui tempi e sugli strumenti che la Regione intende attivare. A questo punto occorre un piano di intervento immediato e un cronoprogramma definito.
La maggioranza respinge l’appello dei 29 comuni montani. Voltate le spalle a intere comunità
La maggioranza respinge l’appello dei 29 comuni montani. Voltate le spalle a intere comunità

La maggioranza in Consiglio regionale ha scelto di bocciare la risoluzione sui comuni montani. Una scelta sbagliata, miope, che lascia ventinove Comuni marchigiani senza voce e senza una vera sponda istituzionale.
Parliamo di amministrazioni locali che, al di là dei colori politici, hanno lanciato un appello unitario per chiedere una revisione dei criteri con cui oggi viene definito un comune montano. Un appello serio, condiviso, nato dai territori e dai bisogni concreti delle comunità dell’entroterra. Eppure la maggioranza ha deciso di respingerlo.
Con la risoluzione che abbiamo presentato come minoranze chiedevamo alla Giunta una cosa elementare: ascoltare quei sindaci, sottoscrivere il loro documento, rappresentare le loro preoccupazioni nelle sedi istituzionali competenti. Sarebbe stato un gesto di buon senso e di responsabilità. Non è accaduto.
Il segnale politico che arriva da questa bocciatura è molto chiaro: per la destra marchigiana contano più le logiche di schieramento che l’ascolto dei territori. E questo è ancora più grave perché il documento ignorato porta la firma di ventinove sindaci marchigiani, uniti non per appartenenza ma per difendere il futuro delle proprie comunità.
Noi non ci fermiamo qui. Continueremo a lavorare accanto a questi Comuni per costruire nuove iniziative di confronto, di pressione istituzionale e di rappresentanza, con l’obiettivo di correggere criteri sbagliati e dare finalmente una risposta seria all’Appennino marchigiano.
Doppia nomina al vertice di Fondazione Marche Cultura. Chiediamo trasparenza e chiarezza
Doppia nomina al vertice di Fondazione Marche Cultura, Nobili (Avs): “Chiediamo trasparenza e chiarezza”

Ho depositato un’interrogazione a risposta orale alla Giunta regionale su una questione che ritengo seria e che merita trasparenza e chiarezza: la concentrazione, nella stessa persona, delle cariche di presidente e direttore ad interim della Fondazione Marche Cultura.
Da quanto emerso sulla stampa, e da quanto sembrerebbe confermato anche dalla documentazione dell’ente, l’attuale presidente avrebbe assunto anche la funzione di direttore della Fondazione, dopo che il precedente direttore ha dovuto lasciare l’incarico per impedimenti personali. Se così fosse, ci troveremmo davanti a una doppia nomina concentrata nella medesima persona, e questo apre una criticità evidente.
La concentrazione dei ruoli di presidente e direttore non garantisce affatto una chiara distinzione tra le funzioni di indirizzo e quelle di gestione dell’ente, con possibili ricadute sulla correttezza della governance. Per questo ho chiesto alla Giunta di chiarire se questa situazione corrisponda al vero e, in tal caso, su quali basi sia stata determinata.
C’è poi un altro punto da chiarire: la durata di questa sostituzione ad interim. Anche su questo aspetto emergono dubbi, perché lo Statuto della Fondazione Marche Cultura sembrerebbe non disciplinare in modo adeguato le procedure di sostituzione del direttore. È quindi necessario capire quanto possa protrarsi questa soluzione e con quali garanzie di legittimità e trasparenza.
A ciò si aggiunge la questione economica. Dai verbali del Consiglio di amministrazione risulterebbe infatti che l’attuale presidente beneficerebbe del trattamento economico previsto per il direttore. Ho chiesto di sapere quale sia l’importo corrisposto e di rendere pienamente trasparenti tutti i dettagli contrattuali.
Il punto è rilevante anche perché lo Statuto della Fondazione Marche Cultura, approvato con deliberazione della Giunta regionale, stabilisce che le cariche sociali non danno luogo a compenso, fatta eccezione per il direttore e per il revisore dei conti. Proprio per questo è necessario verificare con particolare attenzione la legittimità e la coerenza dell’eventuale attribuzione al presidente del trattamento economico previsto per il direttore.
Queste domande sono ancora più necessarie se si considera che Fondazione Marche Cultura è un ente della Regione Marche e opera attraverso risorse pubbliche. Quando ci sono di mezzo incarichi, governance e denaro pubblico, trasparenza e chiarezza non sono mai un dettaglio: sono un dovere.
Sovraffollamento, salute mentale e dipendenze: per gli sitituti di reclusione servono risposte strutturali
Sovraffollamento, salute mentale e dipendenze: per gli sitituti di reclusione servono risposte strutturali

Pubblichiamo il comunicato stampa, diramato in occasione della conferenza stampa del 26 febbraio 2026
Sovraffollamento, salute mentale e assistenza sanitaria: sono queste le criticità strutturali che richiedono interventi approfonditi rispetto allo stato dei luoghi di detenzione nelle Marche.
È l’analisi del capogruppo Marche di Avs Andrea Nobili, al termine del suo percorso di monitoraggio negli istituti penitenziari regionali – Montacuto e Barcaglione ad Ancona, Pesaro, Fossombrone, Fermo e Marino del Tronto ad Ascoli Piceno – oltre alla Rems di Macerata Feltria, dove sono stati raccolti dati omogenei e aggiornati al mese di febbraio. Un’azione svolta da Nobili nell’esercizio delle prerogative riconosciute dall’ordinamento penitenziario ai consiglieri regionali.
Un sistema stabilmente sovraffollato
“Il primo elemento che emerge con evidenza è la condizione di sovraffollamento. A fronte di una capienza regolamentare complessiva di 831 posti, risultano presenti 931 detenuti, con un tasso di affollamento del 112%. Significa che nelle carceri marchigiane sono ristrette cento persone in più rispetto ai posti disponibili, una situazione che incide direttamente sulle condizioni di vita detentiva e sulla possibilità di organizzare attività trattamentali efficaci”, commenta Nobili.
Il sovraffollamento si concentra soprattutto in alcuni istituti:
- Pesaro: 242 detenuti su 156 posti – 155% di affollamento
- Ascoli Piceno – Marino del Tronto: 106 detenuti su 103 posti – 103%
- Montacuto (Ancona): 351 detenuti su 256 posti – 137,1%
- Fermo: 65 detenuti su 50 posti – 130%
In altri istituti, come Barcaglione e Fossombrone, la situazione appare più equilibrata, a dimostrazione che condizioni diverse sono possibili anche all’interno dello stesso sistema regionale. “Il sovraffollamento non è soltanto un dato statistico: significa meno spazi disponibili, maggiore tensione interna e maggiori difficoltà nella gestione sanitaria e trattamentale”.
Il disagio psichico e le dipendenze
Colpisce anche la crescita della presenza di persone con fragilità psichiatriche o con problematiche legate all’uso di sostanze. Sono 140 i detenuti tossicodipendenti, dato particolarmente significativo in rapporto alla popolazione detenuta. In alcuni istituti la quota è particolarmente rilevante: la casa circondariale di Pesaro, con 75 detenuti tossicodipendenti, e la casa circondariale di Fermo, dove se ne registrano 28. In ognuna delle due case di reclusione, in organico risulta un solo medico Serd, con accessi di qualche ora a settimana o routinari. “Sappiamo che i tossicodipendenti sono persone che necessitano di percorsi terapeutici continuativi e di un forte raccordo tra istituti penitenziari e servizi territoriali per le dipendenze”, commenta Nobili.
C’è quindi il tema delle persone con problematiche psichiatriche o con forte disagio psicologico che, continua il capogruppo Avs Nobili, “è certamente anche più ampio, e più sommerso, di quello dei tossicodipendenti, e attraversa trasversalmente tutte le strutture che si trovano sempre più spesso a gestire situazioni che richiederebbero strumenti terapeutici adeguati e un forte raccordo con i servizi territoriali”.
Il numero degli eventi critici registrati nell’ultimo anno è indicativo di questa situazione:
- 104 episodi di autolesionismo
- 28 tentati suicidi
- 1 suicidio
- 4 decessi complessivi, a cui si aggiunge la morte della persona detenuta nella casa di reclusione di Ascoli Piceno negli scorsi giorni e su cui sono ancora in corso accertamenti
Questi fatti descrivono una realtà di sofferenza detentiva che deve essere affrontata con strumenti adeguati, a partire dal rafforzamento dei servizi sanitari. In questo quadro, sappiamo che per le oltre mille persone detenute nelle Marche gli istituti di pena hanno in organico 14 psichiatri, con accessi che vanno dalle 12 ore settimanali complessive di Ascoli Piceno a presenze più sporadiche e a chiamata, e 13 psicologi.
Il ruolo della Rems di Macerata Feltria
In questo quadro assume un ruolo centrale la Rems di Macerata Feltria – Casa Badesse, struttura sanitaria destinata all’esecuzione delle misure di sicurezza per persone affette da disturbi psichiatrici autrici di reato. È la residenza che dal 2014 ha sostituito gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg).
“La Rems di Macerata Feltria, gestita dal gruppo privato Atena in convenzione con il sistema sanitario, rappresenta una struttura di alto livello organizzativo e terapeutico, con un’impostazione multidisciplinare che prevede attività riabilitative e terapeutiche strutturate – tra cui laboratori, gruppi terapeutici e attività socializzanti – e una presenza qualificata di personale sanitario. Si tratta di una realtà che costituisce un punto di riferimento importante per il sistema sanitario regionale e che dimostra come sia possibile coniugare sicurezza e trattamento terapeutico.
Tuttavia – continua il consigliere regionale Andrea Nobili – i dati raccolti evidenziano criticità significative”. La struttura dispone di 20 posti letto ma presenta attualmente un’elevata lista di attesa di 18 persone, composta da soggetti verso cui l’autorità giudiziaria ha già disposto una misura di sicurezza sanitaria. Il tempo medio di attesa per l’ingresso è di circa 18 mesi, un periodo molto lungo.
Tra le persone attualmente in lista di attesa, 7 si trovano ristrette negli istituti penitenziari, in condizioni non adeguate al loro quadro clinico; altre sono collocate in strutture sanitarie o socio-sanitarie temporanee; alcune risultano in regime di libertà vigilata o in condizioni che consentono la mobilità sul territorio.
“Ciò evidenzia una criticità del sistema: persone che avrebbero diritto a un trattamento sanitario specialistico restano per mesi – talvolta per oltre un anno – in contesti non adeguati”, commenta Andrea Nobili. “Si tratta di una questione che riguarda direttamente il diritto alla cura ma anche la sicurezza collettiva, perché la gestione del disagio psichiatrico richiede strumenti appropriati e continuità terapeutica”.
La futura sezione psichiatrica di Montacuto
In questo contesto assume particolare rilievo la prevista apertura di una sezione psichiatrica presso l’istituto di Ancona Montacuto, intervento atteso da tempo e potenzialmente importante per migliorare la gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici. “Mentre la sezione psichiatrica Atsm (Articolazione per la tutela della salute mentale) attualmente conta tre camere di contenimento completamente inadeguate, per ristrettezza e angustia, rispetto alla detenzione di persone con malattie mentali, come abbiamo avuto modo di constatare durante le nostre visite”, spiega Andrea Nobili, che aggiunge: “Tuttavia è evidente che una sezione psichiatrica in carcere non può sostituire il ruolo delle Rems, che restano strutture sanitarie specialistiche destinate a percorsi terapeutici e riabilitativi più articolati. La funzione della Rems e quella delle sezioni psichiatriche penitenziarie sono diverse e complementari: confonderle significherebbe accettare che il carcere diventi stabilmente il luogo di gestione del disagio psichico”.
Il nodo sanitario e le competenze regionali
La condizione sanitaria all’interno degli istituti penitenziari marchigiani è oggi uno dei principali indicatori di tenuta del sistema. “Va ricordato con chiarezza che, dal trasferimento delle funzioni di sanità penitenziaria al Servizio sanitario nazionale, l’assistenza sanitaria in carcere è parte integrante dei Lea e ricade, per organizzazione e qualità delle prestazioni, sulla responsabilità delle Regioni”, ricorda Nobili.
Gli indicatori sanitari raccolti evidenziano la presenza di detenuti con patologie complesse, tra cui casi di Hiv, epatite C e dipendenze patologiche, in un quadro organizzativo molto differenziato tra istituti. L’assistenza sanitaria penitenziaria nelle Marche presenta esperienze positive, ma richiede un rafforzamento soprattutto per quanto riguarda salute mentale, dipendenze patologiche, continuità terapeutica, integrazione con i servizi territoriali.
Il personale sanitario in organico, comprese le presenze a ore settimanali, è di 137 unità. La componente più cospicua è quella degli infermieri, 41 unità in organico presso le Ast o, in alcuni casi, fornite da cooperative o con contratti di convenzione. I medici presenti per la medicina di base sono 39, mentre gli specialisti che entrano negli istituti secondo varie modalità orarie sono 22, esclusi gli psichiatri.
Personale e attività trattamentali
Il monitoraggio ha evidenziato anche alcune criticità sul piano delle risorse professionali. Nei principali istituti risultano 542 agenti di polizia penitenziaria presenti su 567 assegnati, con una copertura pari a circa il 83%.
Molto più limitata appare invece la presenza degli operatori trattamentali: gli educatori risultano complessivamente 17, numero insufficiente rispetto a una popolazione detenuta superiore alle mille persone. Senza un adeguato numero di operatori è difficile garantire percorsi individualizzati di reinserimento sociale, che rappresentano il cuore della funzione costituzionale della pena.
Programmazione regionale e prospettive
Il monitoraggio conferma che la Regione deve assumere un ruolo più incisivo soprattutto sul piano sanitario e sociale. Appare necessario rivedere le modalità di attuazione della legge regionale n. 28/2008, superando una logica episodica legata ai singoli bandi e costruendo una programmazione pluriennale degli interventi negli istituti penitenziari.
Il quadro che emerge non è quello di un sistema immobile: in tutti gli istituti ho incontrato professionalità impegnate e consapevoli delle difficoltà. Ma proprio per questo è necessario che le istituzioni mettano in campo politiche più strutturate. Le carceri non possono restare luoghi invisibili. I dati raccolti dimostrano che il sistema penitenziario marchigiano ha bisogno di interventi concreti e programmati, non di iniziative occasionali.
Gianluca Carrabs, direzione nazionale Europa Verde, ha sottolineato come “sia necessario tenere sempre acceso un riflettore sulle carceri da parte della politica, luogo dimenticato che invece dovrebbe essere lo specchio del grado di maturità e civiltà delle amministrazioni. Perché spesso dimentichiamo il ruolo riabilitativo della pena e affrontiamo il problema con superficialità, pensando che basti la reclusione per dare una risposta adeguata. Ma le condizioni carcerarie sono fondamentali per garantire uno Stato di diritto funzionale, efficiente e soprattutto efficace”.
È intervenuto in videoconferenza anche Devis Dori, deputato di Alleanza Verdi Sinistra e membro della Commissione Giustizia, che ha annunciato come le analisi del report sulla visita delle case circondariali e di reclusione delle Marche, saranno oggetto di interrogazione parlamentare al ministro Nordio. “La situazione carceraria è drammatica e lo è da tempo, ma questo governo sul tema non ha preso nessuna misura, lasciandolo a se stesso. Il sovraffolamento carcerario è oltremodo peggiorato con il Decreto Caivano. Occorre invece investire, su personale di supporto sociale, medico, e trattare la dipendenza in carcere con un approccio curativo più appropriato”.
Sicurezza e tutela dei riders: il centrosinistra presenta una mozione unitaria alla Giunta delle Marche

Tutelare la dignità di chi lavora come rider nelle consegne a domicilio è l’obiettivo della mozione che abbiamo appena depositato in Consiglio regionale e di cui sono primo firmatario, con la sottoscrizione di tutti i consiglieri del centrosinistra.
Con questa iniziativa chiediamo alla Giunta di avviare una ricognizione seria e strutturata di un settore composto da lavoratori iscritti alle piattaforme digitali. La Regione può esercitare funzioni importanti in materia di tutela della salute, sicurezza sul lavoro, formazione e programmazione socio-sanitaria: è dentro questo perimetro che va costruito un quadro di intervento per i riders.
Nello specifico, con la mozione chiediamo alla Giunta regionale di impegnarsi per un monitoraggio strutturato del fenomeno nelle Marche, così da predisporre linee tecniche di indirizzo dedicate alla sicurezza dei riders sul lavoro; di istituire un tavolo tecnico permanente con strutture sanitarie, enti locali, rappresentanze dei lavoratori e piattaforme digitali; di promuovere protocolli volontari per aree di sosta sicure, punti di supporto logistico e campagne di formazione sulla sicurezza stradale; e di valutare l’inserimento di questo tema nel Piano regionale della prevenzione.
Altre Regioni hanno già avviato strumenti normativi per la tutela di questi lavoratori digitali delle consegne. Nelle Marche, invece, finora si è fatto troppo poco. Manca ancora un quadro conoscitivo aggiornato, manca un confronto stabile, mancano strategie di prevenzione.
Come centrosinistra in Consiglio regionale presentiamo una proposta equilibrata, concreta e coerente. Ne va della dignità dei lavoratori di un settore che continuerà a crescere.
Costituzione e giustizia, “le ragioni del no”, l’incontro pubblico di Avs verso il referendum

Sabato 28 febbraio, alle ore 10, alla Casa delle Culture di Vallemiano, parteciperò all’iniziativa pubblica “Costituzione e giustizia: le ragioni del no”, promossa da Alleanza Verdi Sinistra e aperta alla cittadinanza.
Sarà una mattina di confronto pubblico dedicata ai temi del prossimo quesito referendario, con l’obiettivo di approfondire le ragioni del “no” e di offrire uno spazio di discussione chiaro e accessibile su una riforma che considero molto delicata.
Questa riforma mi preoccupa per ciò che lascia trasparire, anche in chiaroscuro. Penso, per esempio, al ruolo che si troverebbero a svolgere le Procure, schiacciate dentro una funzione sempre più esclusivamente inquirente e requirente. E penso anche a una questione tutt’altro che secondaria: quella dei passaggi successivi all’eventuale approvazione della riforma, che verrebbero poi declinati attraverso leggi ordinarie e che rischiano di incidere in modo molto rilevante sull’equilibrio complessivo del sistema.
Al confronto interverranno anche Ruggiero Dicuonzo, sostituto procuratore della Repubblica, e Laura Trucchia, docente universitaria di diritto pubblico, che offriranno un approfondimento tecnico e giuridico sui nodi più rilevanti del dibattito e sulle ricadute concrete che questa riforma potrebbe avere sul sistema giudiziario e sui diritti delle persone.
L’incontro si aprirà con i saluti di Gioia Santarelli, segretaria regionale di Sinistra Italiana, e Paolo Canducci, portavoce regionale di Europa Verde – Verdi.
Sarà un’occasione utile per discutere nel merito, senza slogan, di una riforma che tocca principi fondamentali dell’assetto costituzionale e democratico del Paese.
Segnale negativo il silenzio della Giunta sul diritto abitativo degli studenti

Non è arrivata alcuna risposta da parte della Giunta sulle politiche abitative per gli studenti e sul diritto allo studio. La mia interrogazione, pur essendo stata presentata più di due mesi fa, è rimasta inevasa nella seduta del Consiglio regionale del 18 febbraio 2026. L’assessore competente ci ha fatto sapere di non essere stato in grado di approfondirla, e questo, a mio avviso, rivela una scarsa attenzione da parte della Giunta regionale nei confronti dei diritti degli studenti universitari.
Con questa interrogazione intendevo accendere un riflettore sulle politiche abitative, sui criteri di assegnazione e sui canoni di affitto delle stanze nel nuovo studentato “Libertas” di Ancona. Mi sarebbe piaciuto capire se la realizzazione di questo nuovo plesso di edilizia studentesca vada davvero incontro al diritto allo studio oppure se si tratti di un’operazione che finisce per agevolare soprattutto l’edilizia privata.
Come ho già rilevato nell’atto depositato all’attenzione della Giunta più di nove settimane fa, al “Libertas”, su 46 nuovi posti letto disponibili, solo 14 risultano in convenzione con l’Ente regionale per il diritto allo studio, Erdis, e quindi pienamente inseriti nel sistema pubblico che sostiene gli studenti fuori sede meno abbienti.
Tutto il resto viene invece assegnato come offerta privata. Non solo: gli altri 32 posti disponibili sono proposti a un prezzo superiore rispetto al valore medio del mercato locale, in contrasto con le indicazioni del Pnrr che, nel finanziare l’opera, prevede in casi come questo affitti calmierati al 15%.
Si tratta di domande legittime, che riguardano i nostri giovani studenti e il loro diritto ad accedere realmente all’università. Su questi punti aspettiamo da mesi una risposta dalla Giunta. E continuerò a reiterare queste richieste finché non arriverà una risposta doverosa, nel rispetto dei diritti di tutti.
Impianto idrogeno Api: risposte incomplete dalla Giunta, servono garanzie su ambiente e salute a Falconara

Giudico incomplete e non soddisfacenti le risposte fornite dalla Giunta alla mia interrogazione sulla realizzazione dell’impianto di idrogeno nello stabilimento Api, finanziato con fondi Pnrr.
I fondi del Pnrr non possono essere utilizzati per interventi scollegati dal contesto territoriale: devono invece diventare uno strumento per cambiare davvero il rapporto tra industria, ambiente e salute, soprattutto in territori come quello di Falconara, che hanno già pagato un prezzo elevato in termini di qualità della vita.
I limiti delle risposte ricevute riguardano il cuore stesso dell’interrogazione: l’impatto reale sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Non è stata effettuata alcuna valutazione sullo stato ambientale complessivo dell’area di Falconara Marittima in relazione all’intervento finanziato; non sono disponibili stime sulla riduzione degli inquinanti atmosferici diversi dalla CO₂ — come Nox, So₂, polveri e composti organici volatili — cioè proprio quelli che incidono direttamente sulla qualità dell’aria e sulla salute delle persone; inoltre non è stata svolta alcuna valutazione degli effetti cumulativi che i diversi progetti in programma per la filiera dell’idrogeno possono produrre.
Su questi aspetti, la Giunta risponde che una simile valutazione non è richiesta dal Pnrr e che non esistono obblighi specifici previsti. Si tratta di osservazioni forse formalmente corrette, ma per me politicamente e istituzionalmente insufficienti.
Non solo. Nelle risposte si afferma che l’energia utilizzata per la produzione di idrogeno verde nel futuro sito finanziato sarà prodotta da impianti fotovoltaici aggiuntivi. Ma non viene indicato in modo verificabile dove saranno questi impianti, quali autorizzazioni abbiano ottenuto, quali siano i tempi previsti e quali strumenti garantiscano che quell’energia sia davvero rinnovabile e aggiuntiva.
Sono chiarimenti necessari davanti alla comunità. E lo sono ancora di più se si considera che Api è oggi controllata da un grande gruppo energetico internazionale riconducibile a uno Stato terzo extra-Ue; che nella stessa area, presso l’ex stabilimento Montedison, è previsto un ulteriore impianto di produzione di idrogeno promosso da un altro grande operatore industriale; e che tutta questa filiera dell’idrogeno viene progettata senza una preliminare valutazione coordinata e cumulativa delle pressioni ambientali, dei consumi energetici e idrici, dei profili di sicurezza e delle ricadute sanitarie.
Nessuno mette in discussione l’importanza della transizione energetica, né il ruolo che l’idrogeno può avere in questo percorso. Ma i dati forniti dalla Giunta non colmano il vuoto di visione ambientale e sanitaria che continua a caratterizzare le scelte sull’area di Falconara.
Si tratta di spiegazioni che, pur fornendo alcuni dati amministrativi e tecnici utili, non danno le garanzie che Falconara merita, in un territorio già riconosciuto come Sito di interesse nazionale.
Difendiamo ambiente e qualità della vita nel cuore di Ancona: no al banchinamento del Molo Clementino
Difendiamo ambiente e qualità della vita nel cuore di Ancona: no al banchinamento del Molo Clementino

Per l’ambiente, per l’aria che respiriamo e per la mobilità cittadina, per la tutela di luoghi storici e identitari, per la vivibilità e la qualità della vita ad Ancona: il banchinamento del Molo Clementino non è, a mio avviso, un progetto sostenibile.
Intervengo su un tema decisivo per il futuro della città, quello del possibile hub delle giga crociere nella parte più storica dello scalo dorico, mentre mancano 105 giorni al verdetto del Ministero della Transizione Ecologica sulla definitiva approvazione del progetto.
La mia posizione è coerente con il programma elettorale che la coalizione di Centrosinistra ha presentato agli elettori alle elezioni regionali, nel quale era indicata con chiarezza la contrarietà all’attracco delle grandi navi al Molo Clementino. Come Alleanza Verdi e Sinistra resto saldo su questo punto, per rispetto degli elettori e degli impegni assunti.
Ciò che contestiamo è la scelta di collocare queste navi ai piedi del Guasco, in pieno centro storico, davanti all’Arco di Traiano. È una soluzione rispetto alla quale restano ancora troppe questioni opache sull’impatto complessivo per la città: dalle emissioni e dall’inquinamento atmosferico, alla concreta fattibilità dell’elettrificazione delle banchine, fino allo stress che l’area portuale e i quartieri del centro storico subirebbero per l’aumento del traffico.
Qui è in gioco un cambiamento morfologico irreversibile. Ancona rischia di essere separata da un’area archeologica, storica, di passeggio e di vita comunitaria come il Molo Clementino, cioè da un pezzo essenziale del proprio tessuto urbanistico e della propria storia. Tutto questo a fronte di un impatto ambientale che presenta ancora elementi da chiarire e che ricadrebbe sull’intera comunità.
Ora che la nuova proposta di variante è stata consegnata, la Regione è tra i principali enti portatori di interesse che, insieme al Comune di Ancona, potranno depositare entro 60 giorni le proprie osservazioni, in vista del parere definitivo della Via/Vas.
Il Comune di Ancona, attraverso le parole del sindaco Silvetti, ha già più volte manifestato la propria contrarietà al progetto. Ora anche la politica regionale deve fare la sua parte, per difendere i diritti dei cittadini su ambiente e salute davanti a prospettive di sviluppo che appaiono controverse.
Per questo voglio organizzare e prendere parte a iniziative partecipate sul territorio e procedere a tutte le azioni possibili sul piano istituzionale.
Piano dei rifiuti nelle Marche: servono scelte coraggiose, no agli inceneritori. Ne parliamo a Pesaro

Economia circolare, raccolta differenziata, impianti di biodigestione anaerobica, centri di riciclo e riuso delle materie recuperate: sono queste, a mio avviso, le direttrici su cui le Marche devono tornare a investire con decisione. Per questo sabato 31 gennaio, alle ore 10, all’Utopia del Parco Miralfiore di Pesaro, parteciperò all’incontro “Piano dei rifiuti Marche. Servono scelte coraggiose, non inceneritori”.
Sarà un’occasione importante per ribadire il mio dissenso rispetto alla prospettiva su cui l’attuale Giunta regionale sembra voler puntare per affrontare il problema della saturazione delle discariche: quella dell’annunciato termovalorizzatore, da collocare in un luogo della regione che, peraltro, non è stato ancora precisato.
Le Marche hanno già una raccolta differenziata alta, pari al 72%. La priorità oggi deve essere ridurre ulteriormente il rifiuto residuo e migliorare la qualità del riciclo, non creare nuove dipendenze da impianti che bruciano o interrano. Mi chiedo: perché, proprio in questa fase così delicata e decisiva, si continua a insistere su un modello ormai superato?
Un termovalorizzatore si alimenterebbe inevitabilmente con un flusso continuo di rifiuti e detriti provenienti da gran parte d’Italia. È una prospettiva che non condivido. Occorre invece puntare su un riciclo davvero efficiente, su impianti di comunità, su discariche di comunità, su una filiera pubblica e trasparente della gestione dei rifiuti, non sul business dell’immondizia, che produrrebbe soltanto nuove ceneri da bruciare e poi interrare.
All’incontro interverranno anche Gianluca Carrabs della direzione nazionale di Europa Verde, Massimiliano Casoli, coportavoce provinciale di Europa Verde Pesaro-Urbino, Sabrina Santelli, coportavoce di Europa Verde Marche, Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche, e Luigi Romagnoli, presidente dell’associazione Salviamo il Futuro. Saranno contributi utili per approfondire criticità e alternative concrete alle politiche basate sull’incenerimento.
Credo sia fondamentale riaprire una discussione pubblica seria e all’altezza della sfida. La politica deve tornare a fare programmazione, indicare una direzione chiara e costruire un modello di gestione dei rifiuti realmente sostenibile, coerente con gli obiettivi ambientali ed europei.
L’iniziativa è aperta alla cittadinanza, alle associazioni e agli amministratori locali che vogliono contribuire a costruire un’altra idea di gestione dei rifiuti nelle Marche: più moderna, più giusta, più sostenibile.
Se vuoi, posso anche fartene una versione più da comunicato stampa politico, più netta e battagliera.
